Ragazzi come siete allupati...ma secondo voi giuseppina è una lei?...poveri dementi...Vi state eccitando dinanzi ad un lui che si nasconde dietro ad un nick femminile....
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Ragazzi come siete allupati...ma secondo voi giuseppina è una lei?...poveri dementi...Vi state eccitando dinanzi ad un lui che si nasconde dietro ad un nick femminile....
Tanto per ravvivare il forum, volevo raccontarvi una mia esperienza.
Alcuni anni fa, siamo andati in vacanza con alcuni amici. Cinque maschi più la ragazza di uno. Tutto tranquillo, sereni e tanto divertimento.C'è stata anche qualche scena piccante, visti i soggetti, per esempio uno per aver perso una scommessa ha dovuto fare il giro per la casa nudo, ovviamente la ragazza ha guardato contenta.. Poi un pomeriggio, così per gioco, abbiamo fatto una sorta di scherzo. Dopo il giro nudo, il malcapitato era stato preso in giro per..le dimensioni..da un altro ragazzo. Da li scherzi e prese in giro, è finita che in quattro lo abbiamo preso, tenuto fermo e spogliato. Era estate, quindi è stato sufficiente alzare la maglietta e abbassare pantaloni e mutande fino al ginocchio. Naturalmente la ragazza è stata chiamata per aumentare l'umiliazione :-).. Al chè, quando era li davanti a lui e lo guardava ridendo, le ho detto "strizzagli le palle!" e tutti "dai si fallo!" mentre ovviamente lui si ribellava. Totale che lei lo fece..non gli fece molto male perché non stinse tanto forte, ma la situazione lo umiliò parecchio! Il giorno dopo, riparlando della cosa e scherzandoci abbondantemente sopra, si fece la stessa cosa ad un altro, il ragazzo di lei..che tanto predicava la poca forza da lei impressa alle palle! Fu molto goliardico, ma per chi è preso dal ballbusting ha un certo valore... Per farla breve, si iniziò una catena per cui alla fine lo stesso trattamento capitò a tutti a turno. Quando fù il mio turno, mi ritrovai nudo davanti a lei sapendo che di li a poco mi avrebbe spremuto le palle...a differenza degli altri che si ribellarono fino alla fine, cercando di liberarsi per evitare il peggio, mi rassegnai al mio destino (anche perché in fondo non è che mi dispiacesse più di tanto..), così, quando arrivò il momento lei si avvicinò, e mentre aveva gia preso le mie palle in mano, la guardai e le dissi "per favore almeno fai piano" e lei, sempre tenendomi le palle nella mano e guardandomi in faccia, rispose "non ci sperare..." e cominciò a stringere...
Fu una cosa goliardica ripeto, però alla fine della vacanza lei aveva visto tutti i maschi nudi e gli aveva anche strizzato i testicoli... non male..
Ricordo che giorni seguenti mi masturbai pensando all'esperienza..
Il tuo amico è estremamente fortunato ad avere una ragazza con cui giocare così, lo invidio decisamente :)
eccomi, nord italia pure io..
purtroppo io zero storie di bb, mi piacerebbe provare ma nn trovo la ragazza...
RAgazzi sono appassionato di BB cerco in continuo video e foto, che mi piacerebbe condividere con gente che condivide questa passione.
Ps. ho piu' di 20 GB di materiale,
Ciao a tutti ...
anche io sono un'amante del ballbusting e dei piedi femminili e seguo questo forum da un pò di tempo ma solo ora ho trovato la possibilità di scrivere qualcosa (non sono un fenomeno in inglese XD ) ..ho 25 anni e sono emiliano anche se da queste parti sembra particolarmente meno diffuso il carico di persone che si dichiarano amanti di queste cose...davvero complimenti ai ragazzi che hanno scritto le varie storie dei siti sopracitati ...ani se qualcuno ne conoscesse altri sarei molto curioso di leggerli...mi farebbe piacere anche conoscere gente delle mie zone che siano interessati a queste cose per magari in un futuro magari creare anche qualcosa di reale oltre a queste chiacchere virtuali ;) un saluto a tutti
Spero di fare cosa gradita a tutti gli appassionati di evirazione (ad esempio elefante37) postando una versione da me leggermente adattata di una storia originariamente scritta da Ange e pubblicata su eunuch.org. Buona lettura!
IL MICROCHIP / 1
Le leggi imposte dal nuovo governo italiano erano durissime e prevedevano l’evirazione in massa degli individui di sesso maschile. All’età di 14 anni essi venivano sottoposti ad una visita selettiva. Quelli che avevano idonee caratteristiche fisiche venivano avviati verso i centri di riproduzione: qui sarebbero stati allevati e cresciuti con cura e qui sarebbe stato raccolto ed utilizzato il loro seme. Agli altri maschi veniva invece applicato uno speciale microchip all’interno del pene, in grado di tenere il conto delle eiaculazioni effettuate. Ogni microchip era impostato per un determinato numero massimo di eiaculazioni, raggiunto il quale diventava obbligatorio e immediatamente esecutivo l’intervento di evirazione.
Al momento dell’impianto nessuno poteva sapere quale fosse il numero di eiaculazioni consentito. Esso era stabilito in maniera casuale e il raggiungimento del limite massimo veniva segnalato da un segnale acustico e da una prolungata vibrazione del pene. L’unica cosa che si sapeva con certezza era che il limite minimo era fissato in cinquanta possibilità di emettere il proprio seme e il numero massimo poteva arrivare fino a cinquecento.
L’introduzione di questo sistema aveva determinato una strana situazione nei rapporti tra i due sessi. I ragazzi, terrorizzati da questo meccanismo e dalla prospettiva dell’evirazione, cercavano di evitare le eiaculazioni, mentre le ragazze manifestavano ampia disponibilità ai rapporti sessuali e sembravano particolarmente eccitate dall’idea di portare un maschio all’esaurimento della carica del microchip.
Tra di loro si svolgeva una sorta di gioco sadico, una competizione a chi riusciva a far suonare più spesso il segnale e a condurre più maschi al terribile taglio. Questa competizione era stimolata dalla diceria che le vibrazioni prodotte artificialmente nel pene dei maschi al momento dell’ultima eiaculazione erano in grado di provocare un orgasmo femminile particolarmente intenso.
Anche per me, dopo che avevo subito l’intervento obbligatorio per l’inserimento del microchip, era cominciato il terrore. Le spinte ormonali mi dirigevano verso la masturbazione e più tardi verso i rapporti con le ragazze, ma la paura di essere precocemente evirato condizionava il mio comportamento.
All’età di venti anni avevo incontrato Flavia, una bella ragazza dai lunghi capelli neri. Mi sentivo attratto da lei e desideravo avere rapporti completi, ma, come ho detto, ero condizionato da quella faccenda del microchip. Avevo affrontato la questione con lei e avevo cercato di convincerla a praticare delle forme di sesso basate soprattutto sulle carezze, ma la sua risposta era stata molto esplicita.
“Tu mi piaci, - mi aveva detto – e non vorrei farti del male. Ma io sento molto il bisogno del maschio e del rapporto completo. Non posso farne a meno. E’ la natura femminile che mi spinge a desiderare di avere il tuo cazzo dentro di me. Non puoi chiedermi di rinunciare a questo.”
“Ma sai che cosa significa per me…” avevo provato ad obiettare.
“Sì, lo so. – mi aveva risposto Flavia – Purtroppo la legge è quella e non possiamo farci nulla. Possiamo solo sperare che il tuo microchip sia ben carico!”
“Ma io sono preoccupato: in tre mesi che ci frequentiamo sono già arrivato a più di cento!”
“E’ colpa tua! – mi aveva risposto ridendo Flavia – E’ perché hai sempre voglia di fare l’amore con me… Vuoi sempre mettermi l’uccello dentro… Vuoi sempre sborrare nella mia figa…”
“No, non è vero…- avevo cercato di obiettare – Sei tu che vuoi sempre…”
“No, no. Non dire bugie, sei tu che vuoi metterlo nella figa. Guarda come è bella…”
Mentre parlava, Flavia si era spogliata e si era sdraiata sul letto a gambe larghe, offrendomi il panorama del suo sesso peloso. Non potevo resistere a quel meraviglioso spettacolo. In un attimo mi ero infilato tra le sue cosce e avevo fatto scivolare l’uccello turgido tra le labbra della figa umida e accogliente.
“Lo vedi che sei tu. – mi sussurrava nelle orecchie mentre mi stringeva con forza a sé. – Sei tu che non puoi farne a meno. Che non riesci a resistere al tuo istinto di maschio e che vuoi sempre mettermelo dentro…”
“Sì, è vero. – avevo risposto - Mi piace tanto penetrarti, ma potremmo cercare di fermarci prima di…”
“No, no, ti prego, non fermarti. – mi aveva supplicato Flavia continuando a baciarmi e ad accarezzarmi – Lasciati andare. Voglio sentirti partire dentro di me.”
E così anche quella volta non avevo potuto resistere ed ero esploso in una lunga eiaculazione che mi aveva lasciato completamente esausto.
“Sei un birichino. – aveva commentato Flavia alzandosi dal letto sul quale giacevo sfinito e sorridendomi maliziosamente – Non ti fermi davanti a niente!”
L’atteggiamento di Flavia mi suscitava perplessità. Da un lato sembrava che mi volesse bene, che fosse veramente affezionata a me, ma dall’altro ero stupito dal modo in cui cercava di portarmi all’eccitazione, senza tenere in alcun conto il grosso rischio che io stavo correndo e che aumentava ogni giorno di più.
Facevamo l’amore quando lei veniva a casa mia, anche due volte al giorno, e in pochi mesi ero arrivato a più di cento eiaculazioni. Mi sembrava di essere diretto a grande velocità verso il baratro, ma mi rendevo conto che non potevo in nessun modo oppormi al mio destino. Ogni volta che Flavia allargava le cosce e mi mostrava la foresta di peli scuri, sentivo che non avrei potuto frenarmi e avrei finito per riempire del mio seme la sua deliziosa fichina, forse per l’ultima volta.
E l’ultima volta arrivò in un pomeriggio in cui Flavia, ancora una volta, si era spudoratamente spogliata ed esibita davanti a me. L’avevo subito penetrata e stavo combattendo la mia solita battaglia destinata all’ennesima sconfitta. Flavia mi accarezzava, mi baciava, mi invitava a riempirla del mio seme e anche in quella occasione non riuscii a resistere. Sentii ancora una volta lo sperma che saliva e iniziai a sborrare, ma improvvisamente mi resi conto con orrore che il mio uccello aveva preso a vibrare in maniera insolita, mentre un suono acuto che proveniva dai nostri ventri uniti si diffondeva nella stanza.
“Oh no! – esclamai terrorizzato – Abbiamo fatto suonare il microchip. Sono rovinato!”
Flavia sembrava non rendersi conto di quello che stava succedendo.
“E’ stato bellissimo. – mormorava con aria trasognata – E’ stato bellissimo. Ho sentito il tuo uccello vibrare: mi hai fatta godere in maniera fortissima!”
“Ma non ti rendi conto di quello che è successo?!” esclamai sbalordito dalla sua reazione.
“Sì, mi rendo conto, è stato bellissimo…” continuava a mormorare lei.
“Ma io sarò castrato! Non lo capisci?!”
“Sì, sì, lo capisco. Ma non ti devi preoccupare per questo…”
“Ma come, non mi devo preoccupare. Abbiamo fatto suonare il microchip e io non mi devo preoccupare?”
“Lo sai, è la sorte di tutti i maschietti. Prima o poi doveva capitare. E’ stato bellissimo!”
“Ma cosa ci trovi di bello! Allora non mi vuoi bene!”
“Ma sì, ma certo che te ne voglio. – mi rispose Flavia che sembrava finalmente emergere dallo stato di abbandono in cui era precipitata – Però lo sapevamo che prima o poi sarebbe capitato. Lo sapevi anche tu, no? In fondo è solo una piccola operazione, non cambia niente. E poi non ti faranno neanche male…”
Ero sconfortato dalla situazione e dall’atteggiamento di Flavia.
“A proposito, - mi disse improvvisamente lei – questa sera faremo la festa. Inviterò le amiche.”
“Quale festa?” domandai perplesso.
“Ma come, non lo sai? Quando suona un microchip si fa sempre una festicciola, una cosina tra amiche…”
“Una festicciola?! – domandai sempre più incredulo – Io sto per essere castrato e tu organizzi una festicciola?”
“E’ così, è l’usanza. – mi rispose lei – Vedrai che sarà divertente anche per te.”
“Ascoltami, Flavia. In questo momento non penso proprio a divertirmi. Cerchiamo di ragionare. Io voglio proporti questo: facciamo finta che non sia successo niente, manteniamo il segreto e continuiamo a fare l’amore come prima…”
“Ma non si può! – esclamò Flavia sorpresa dalla mia proposta – Povero Cicci, i microchip sono collegati con una centrale operativa che viene subito informata con un segnale inviato dalle vibrazioni del pene. Da quel momento ci sono solo 24 ore di tempo per procedere all’operazione.”
“Allora non c’è più nessuna speranza per il mio cazzo?” mormorai deluso.
“Eh no, mi dispiace. Te l’avevo detto di fare attenzione. Ma tu volevi sempre mettermi l’uccello dentro, volevi sempre sborrare dentro di me!”
“Ma come… io… sei tu che…” protestai.
“Ssssttt! – mi ingiunse Flavia – Silenzio. Adesso mettiti a letto e riposati un po’. Io intanto preparo per la festicciola.”
“Ma com’è questa festicciola?” domandai sentendo salire il pianto dentro di me.
“Oh, è bellissima. – mi rispose lei sedendosi sul letto al mio fianco e accarezzando con la mano il mio uccello moscio – La tradizione vuole che la donna che ha fatto suonare il chip convochi tutte le amiche e presenti il suo maschietto, che ha diritto a scegliersi tra di esse una compagna per l’ultima scopata.”
“Ma io non voglio scopare con un’altra. Voglio te, solo te!” esclamai.
“Sì, piacerebbe anche a me. Ma la tradizione è questa. Dobbiamo rispettarla. E poi devi essere contento, sono tutte belle ragazze e potrai scegliere quella che ti piace di più! Adesso riposati, intanto che telefono alle amiche.”
Quella sera la casa fu invasa da amiche visibilmente eccitate dall’evento che si stava per compiere. Una di loro tenne un breve discorso per celebrare l’importanza delle leggi introdotte dal governo e consegnò a Flavia una medaglietta che la ragazza indossò subito con orgoglio. Non ebbi il tempo di interrogarmi sul significato di quel dono perché subito le ragazze si spogliarono e si misero in mostra davanti a me, per darmi la possibilità di scegliere la donna con cui trascorrere l’ultimo piacevole momento della mia virilità.
Benché consapevole della drammatica svolta che attendeva la mia vita, non potei resistere all’eccitazione di fronte allo spettacolo di tutte quelle splendide femmine nude. La subitanea erezione del mio uccello fu salutata con un lungo applauso dalle ragazze, ognuna delle quali cercava di attirarmi verso di sé. Tra di loro si trovava anche una donna più matura, la madre di una di loro, che esibiva un folto ciuffo di peli neri in mezzo alle cosce. Inizialmente mi sentii attirato proprio da quella foresta scura che mi ricordava tanto quello di Flavia, poi mi diressi verso una ragazza dai capelli rossi, più vecchia di me di qualche anno, che stava sdraiata sul divano a gambe larghe, mostrando una bella figa circondata da una peluria dello stesso colore dei suoi capelli. Scelsi lei e la mia scelta fu salutata con esclamazioni di disappunto delle altre.
“Sempre a lei tocca!”
“Chissà cosa avrà di speciale che attira tanti i maschi!”
“Se le gode sempre lei le sborrate più belle…”
Intanto la ragazza, di nome Elvira, mi aveva fatto cenno di avvicinarmi.
“Dai, leccami un po’ la figa! – mi aveva incoraggiato – Poi ti faccio sborrare dentro!”
“Ma è già suonato il microchip…” mormorai un po’ frastornato dalla situazione in cui i trovavo.
Le ragazze intorno scoppiarono in una risata.
“Sciocchino, - mi disse Elvira afferrandomi per i capelli e spingendo il mio viso tra le sue cosce – non sai che questa è la tua festa e che questo è il regalino per te?”
Eccitato dal profumo della vulva della ragazza la leccai a lungo, prima di penetrarla.
“Sì, così, è bellissimo… - mi incitava lei – tienimelo dentro tanto, è l’ultima volta che puoi farlo…”
Cercai di resistere il più a lungo possibile, poi esplosi in una lunga eiaculazione che fu salutata da un grande applauso di tutte le donne presenti.
“Sei stato bravo. – si complimentò Elvira raccogliendo con le dita il seme che colava abbondante tra le labbra della sua vulva – Mi hai regalato una bellissima sborrata. Pensa che è stata l’ultima e che adesso ti portiamo al centro per l’evirazione!”
“Ma ormai è tardi… sarà chiuso…” risposi, tentando di rinviare ancora quella che consideravo come una sorta di esecuzione.
“Eh no, carino, il centro non chiude mai. - mi rispose una delle ragazze facendomi con le dita il gesto delle forbici – E’ sempre aperto e aspetta il tuo pisellino.”
“Ma io non voglio essere castrato! Ti prego, Flavia, aiutami!” supplicai con un nodo alla gola.
“Oh no, non voglio essere castrato!” ripeté la ragazza di prima facendomi il verso. Poi iniziò a correre da un angolo all’altro del salone buttandosi in ginocchio davanti alle amiche e fingendo di supplicarle:
“Vi prego, non castratemi! Voglio continuare a sborrare! Mi piace tanto sborrare nelle fighe… non tagliatemi il pisello!”
Mentre si svolgeva quella scena che sembrava divertire molto le ragazze, qualcuna di loro si avvicinava a me, mi mostrava la figa, la apriva davanti ai miei occhi e mi diceva:
“Guarda che bella! Perché non hai scelto questa?”
Altre invece si limitavano a sorridermi, a farmi con le dita il segno delle forbici e qualcuna si avvicinava addirittura per toccarmi il pene.
Finalmente intervenne Flavia e pose fine alla festa.
“Adesso dobbiamo andare. Gli mettiamo l’anello e poi lo accompagneremo al centro.”
“A cosa serve questo anello?” domandai preoccupato, mentre Flavia mi infilava un anello metallico intorno a una caviglia.
“E’ un sistema di sicurezza. – mi rispose lei – E’ un anello elettronico che invia dei segnali al centro di evirazione. Se tu cercassi di fuggire, scatterebbero subito le ricerche e ti troverebbero nel giro di pochi minuti.”
Quelle parole ebbero il potere di gettarmi nello sconforto e nella rassegnazione. Ci avviammo lungo le vie della città. Le donne che ci incontravano capivano subito il motivo dell’allegria del gruppo delle ragazze intorno a me e le salutavano sorridendo e facendo con le dita il segno delle forbici.
Flavia mi accompagnò per un breve tratto, poi mi disse che si era ricordata di un impegno improvviso e che doveva lasciarmi.
“Ma come, mi abbandoni così? – le dissi deluso – proprio in questo momento?”
“E’ una questione molto importante. Non posso mancare. - mi rispose lei – Temo che non potrò farti compagnia, ma non devi preoccuparti. Si tratta di una piccola operazione. Puoi cavartela anche da solo e vedrai che dopo starai molto meglio. Tutti i maschi che sono stati operati dicono così.”
Ero sempre più incredulo di fronte all’insensibilità che mostrava Flavia.
“Be’, adesso devo proprio andare. – concluse lei dandomi un bacio sulla guancia - Mi raccomando, comportati bene.”
Voltò le spalle e si allontanò nel buio della sera. In quel momento sentii una mano che afferrava la mia.
“Ti accompagno io, non ti preoccupare. - mi voltai e vidi il viso sorridente di Elvira – Non è la prima volta che accompagno un uomo in questo posto. Guarda, le ragazze ti stanno salutando.”
Tornai a voltarmi e vidi che ragazze che mi avevano accompagnato mi stavano salutando con la mano. Qualcuna mi strizzava l’occhio e con le mani mi faceva il segno delle forbici.
“Adesso andiamo.” mi disse Elvira stringendo la mia mano e conducendomi verso il centro.
“A quest’ora sarà chiuso. – mormorai – Forse dovremo tornare domani.”
“No, no. E’ sempre aperto, c’è una equipe di turno a qualsiasi ora del giorno e della notte.” mi rispose Elvira che sembrava conoscere molto bene quel posto.
Due infermiere vennero ad accoglierci nell’atrio.
“Ah, è di nuovo lei, signorina Elvira! Vi facciamo accomodare nella sala riservata. - ci dissero con gentilezza – Dovrete attendere; l’equipe in questo momento è impegnata, ma saremo in grado di effettuare l’evirazione del signore entro una mezz’ora al massimo.”
“Mezz’ora… - mormorai – Tra mezz’ora mi amputano il pene.”
“Non te la prendere. – cercò di rincuorarmi Elvira – Prima o poi passano tutti di qua. Siediti vicino a me. Io so come si devono aiutare e consolare i maschietti in questo momento.”
“Hai visto come si è comportata Flavia? – le domandai – Mi ha mollato di colpo… credevo che fosse diversa, che fosse una ragazza sensibile…”
“Sensibile?! – Elvira sbottò in una risata – Sì, sì, a certe cose è proprio sensibile!”
“Cosa vuoi dire?” domandai sconcertato.
“Te lo spiegherò dopo. Ma adesso non pensarci. Per fortuna c’è Elvira qui con te, che sa come farti passare la malinconia. Sbottonati i pantaloni.”
Senza nemmeno rendermi conto di quello che stava succedendo mi sbottonai i pantaloni ed estrassi il mio grosso uccello.
“Ti è piaciuta la mia figa, con tutti i peli rossi? - mi sussurrò Elvira, seduta sul divano accanto a me, sollevando la gonna e mettendo in mostra il ventre e la peluria rossiccia – Ti sei fatto una bella sborrata prima. Guardala: sta ancora colando il tuo sperma.”
Mi chinai tra le sue gambe e constatai che un rivolo di seme scendeva dalle labbra della vulva verso l’interno delle cosce bianchissime della ragazza.
“Ti piacerebbe metterlo dentro ancora una volta? Guarda che questo è un favore speciale che le infermiere fanno per me, perché mi conoscono bene. E’ per questo che ci hanno dato mezz’ora di tempo. Di solito i maschi vengono castrati immediatamente. Le dottoresse che lavorano qui sono senza pietà, le selezionano tra le più convinte seguaci della politica del governo.”
Mentre parlavamo, Elvira aveva divaricato le gambe e aveva iniziato ad aprire con le dita le labbra della vulva.
“Guardala bene: è una figa bellissima, morbida, umida, accogliente. I maschi vanno pazzi per lei. Quando partecipo a una festa, quelli che stanno per essere castrati finiscono quasi sempre per venire a sborrare dentro di lei. C’è qualcosa che li attrae in maniera speciale.”
“Sì, è bellissima, è una delle fighe più belle che abbia mai visto.” mormorai eccitato, mentre mi inginocchiavo tra le cosce di Elvira e mi accingevo a penetrarla.
“Eccola, è tutta per te adesso. Mettimi l’uccello dentro e tienilo più che puoi. Ricordati che ti sto regalando l’ultima sborrata della tua vita.”
Non me lo feci ripetere. Infilai il cazzo in piena erezione tra le morbide labbra della figa di Elvira e iniziai a muovermi dentro di lei cercando di mantenere un ritmo lento.
“Sì, così, mi piace tantissimo. - mormorava la ragazza, in preda ad una eccitazione straordinaria – Non sai quanto mi fa godere il fatto di sapere che sto per ricevere l’ultima sborrata di un maschio che sta per essere castrato. Rischio di impazzire, solo a pensarci. Sì, dai… più veloce… più veloce… sborrami dentro… non ce la faccio più… sborrami dentro… riempimi tutta…”
Finii per essere travolto dall’eccitazione di Elvira e spruzzai nella figa bagnata l’ultimo schizzo di sperma del mio uccello.
Pochi istanti dopo entrò una delle infermiere e ci sorprese in quella posizione.
“E’ il suo turno, si accomodi nella stanza accanto.” mi disse strizzando l’occhio alla mia compagna.
Mi rialzai e mi diressi verso la stanza accanto. Nel breve percorso, mi guardai attorno alla ricerca di una eventuale via di fuga.
“Non cerchi di scappare. – mi disse l’infermiera, come se avesse capito le mie intenzioni – Le uscite possono essere aperte dall’interno solo con speciali codici. Nessuno è mai riuscito a fuggire di qui. Le conviene stare tranquillo e dimostrarsi collaborativo, altrimenti dovremo usare misure di emergenza.”
“Stai tranquillo. – aggiunse Elvira – E’ una faccenda di pochi minuti.”
“Si tolga i pantaloni e si sdrai sul lettino.” mi ordinò l’infermiera.
“Posso tenere la camicia?” domandai.
“Sì, ma la sollevi in alto, in modo da lasciare tutto l’addome scoperto.”
Rassegnato, mi sfilai pantaloni e slip, tirai la camicia verso il torace e mi sdraiai sul lettino.
L’infermiera sistemò le mie gambe su due bracci sollevati e divaricati, in posizione simile a quella ginecologica. Le fissò con delle chiusure metalliche a scatto, mentre le braccia furono bloccate con delle cinghie al bordo metallico del lettino.
“E’ tutto pronto. – mi disse – Mentre aspettiamo la dottoressa le faccio due piccole iniezioni alla base del pene, così perderà la sensibilità e non sentirà dolore.”
L’infermiera afferrò una siringa già preparata e si avvicinò al mio ventre. Sentii l’ago penetrare attraverso la pelle e infilarsi dolorosamente dentro alla base del membro.
“Ahi! Fa male!” gridai.
“E’ questione di un attimo. – replicò la ragazza trasferendo senza esitazione l’ago in un altro punto – Tra pochi istanti non sentirà più niente.”
Mentre l’infermiera preparava i ferri per l’operazione, Elvira si avvicinò al bordo del lettino sul quale ero inchiodato. Sollevò il vestito e mi mostrò la figa. Era ancora completamente bagnata e attraverso le labbra semiaperte stavano colando grosse gocce del mio seme.
“Annusala, baciala. Ti farà bene.” mi disse.
Seguii il suo consiglio. Voltai il viso dalla sua parte e cercai di aspirare il profumo del suo sesso eccitato. Non feci a tempo a baciarla perché la porta si aperse ed entrò una dottoressa in camice bianco. Mi castrò come avrebbe fatto con un maiale: senza nemmeno una parola di saluto si infilò tra le mie cosce, afferrò la verga ancora profumata e umida degli umori di Elvira e, con un movimento veloce del bisturi, la separò dal mio corpo.
“Fatto!” esclamò con evidente soddisfazione consegnando il pezzo di carne all’infermiera. Quindi inserì il catetere e richiuse la ferita applicando diversi punti.
Dopo l’operazione Elvira mi accompagnò all’ufficio registrazione dove fu ufficializzata la mia nuova condizione di eunuco. La dottoressa di turno mi consegnò una confezione di antibiotico da prendere nei giorni seguenti e mi spiegò tutte le conseguenze dell’operazione effettuata.
bellissima....
Anch'io sono rimasto "fulminato" da questa storia. Come dicevo, si tratta di un racconto scritto da un altro italiano (di cui non so nulla). Io mi sono limitato a cambiare il tipo di operazione subita dal protagonista: dal taglio dei testicoli (come era nell'originale) al taglio del pene (che trovo molto più eccitante).
La storia originale è pubblicata su http://www.eunuch.org/Alpha/I/ea_54802il_micro.htm, da cui è anche possibile contattare l'autore, che merita tutti i nostri complimenti.
ragazzi qualcuno per caso ha dragon age origins? nella mia discussione "ballbusting videogames" mi dicono che c'è una che si chiama rouge che si aggiungerà al gruppo e che avrà attacchi scorretti, fra cui il calcio nelle palle e volevo sapere se è vero